Anna Treves

Le Nascite e la Politica nell’Italia del Novecento

Collana: «Il Filarete. Pubblicazioni della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano» 198 – 16 x 23,5 cm – pagg. 530 – 2001 – 55,50
ISBN 88-7916-162-8

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Rassegna stampa / Press Review

SOMMARIO: Introduzione I. La questione delle nascite in Europa e l’‘anomalia’ italiana: 1. La scoperta dell’‘irreversibile declino’ della popolazione europea - 2. L’equazione trionfante: la denatalità, il pericolo e il male - 3. La scelta degli stati europei: stimolare le nascite - 4. L’‘anomalia’ italiana e il manifesto del natalismo fascista. II. La cultura demografica italiana: gli studi, la politica natalista, la politica della razza: 5. Descrivere le nascite - 6. Interpretare la denatalità: Cause biologiche o scelte volontarie? Un’aspra polemica - 7. ‘Afferrare’ la denatalità - 8. Una scienza di regime - 9. Gli studiosi di popolazione, tecnici della politica delle nascite? - 10. Studiosi italiani, razzismo nazista, razzismo coloniale - 11. Dal 1938: il nesso inscindibile demografia-razza e l’ambiguità dei demografi. – III. La memoria del fascismo e la questione delle nascite nell’Italia repubblicana: 12. Il dopoguerra: la politica delle nascite un fantasma da rimuovere - 13. Nell’Italia del boom e dei diritti civili. Le nascite? Nessun problema - 14. I demografi fuori dalla scena. Uno sguardo dentro le loro torri - 15. Il ‘crollo’ della natalità e le voglie nataliste paralizzate dal ricordo - 16. Torna la politica natalista: la rimozione del tabù - 17. Fili di continuità. – Riferimenti bibliografici – Indice dei nomi.

«Italiani, fate più figli»: una parola d’ordine che è stata un simbolo del fascismo. Oggi è di nuovo in auge. Un passato che ritorna o tutt’un altro fenomeno? Tra geografia e storia della popolazione, storia del pensiero demografico e storia politica, questo libro segue il sorgere, lo sparire e il riemergere in Italia, lungo quasi un secolo, dell’idea che lo stato debba promuovere la natalità. Lungo il filo rosso del nesso fra interpretazioni dei fatti demografici e scelte politiche si intreccia una molteplicità di temi: il confronto fra dinamiche demografiche e politiche nataliste, nell’Italia fascista e nel resto d’ Europa (l’Italia un’eccezione? l’Italia come gli altri?); il processo che induce il fascismo a fare della questione delle nascite una priorità assoluta, il prender forma, sotto gli auspici del regime, della demografia come scienza autonoma, il delinearsi, nell’Italia del tempo, di una variegata e singolare geografia delle nascite (più figli nelle città che nelle campagne?). E un rilievo particolare assume la questione dei rapporti tra regime e demografi, fino al saldarsi della politica demografica con quella della razza. È la continuità nella discontinuità della vicenda, poi, che colpisce. Emerge chiaro come il ricordo incombente della natura ‘fascistissima’ della politica demografica abbia dominato – tra rimozioni e tabù – i modi di porsi rispetto alla questione delle nascite nel dopoguerra, tra dettami della chiesa, modello sovietico, minoritarie battaglie laiche. Ma, soprattutto, seguendo gli sviluppi che giungono fino all’oggi ci si rende conto che senza un confronto con questa lunga storia nella sua interezza mal si coglie il senso del risorto natalismo, di destra o di sinistra, nell’Italia della denatalità e dell’immigrazione.

«Italians, produce more children!» sounds like a Fascist slogan, but it is now back in vogue. Is the past repeating itself or is it something entirely different? Through geography and the history of population, politics and demographic thought, this book traces the rise, fall and re-emergence in Italy, for almost a whole century, of the idea that reproduction should be promoted by the state. Around the fine thread of interpreted demographic facts and political choices is woven a multiplicity of themes. The dynamics of demography and birthrate policies are compared in fascist Italy and the rest of Europe (Was Italy an exception or like the other states?). The process that induced the Fascists to make raising the birthrate an absolute priority is analysed, as is the shaping of demography as an independent science under the auspices of the regime. The country is mapped out to show the particular, variegated geography of births at the time (more children in the cities than in the country?), while the relationship between regime and demography is highlighted to reveal how demographic policy and racial policy eventually merged into one. What is striking in the apparent discontinuity of the subject is its underlying continuity. It emerges quite clearly how, in spite of taboos and attempts at removal, the haunting memory of the highly Fascist nature of political demography has dominated the Italian attitude towards births since the Second World War, implicit in church doctrine, the Soviet model and neo-malthusian campaigns. But above all, nofollowing developments up to the present day, it is noticeable how, without an overview of the complete story, it is difficult to grasp the meaning of the renewed interest in the birthrate, on both sides of the political spectrum, in birth-starved, immigration Italy.

Anna Treves  († Milano, 2009) ha insegnato Geografia storica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano. Sui temi demografici ha pubblicato il volume Le migrazioni interne nell’Italia fascista (Einaudi 1976) e diversi saggi. Ha inoltre lavorato su questioni relative all’organizzazione turistica in Italia e alla storia del Mezzogiorno. Per questo libro le è stato conferito dalla Società italiana per lo studio della storia contemporanea il premio SISSCO 2002.


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