Giuseppe Vico Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano

Scienze Pedagogiche e Orizzonti Educativi

Collana: «Studi e Ricerche» – 14,5 x 21 cm – pagg. 286 – 1997 ISBN 88-7916-088-5

€ 23,00


SOMMARIO: Introduzione – Dopo l’Attivismo: oblio e cura dell’alunno - Tra i meandri di un’umanità disorientata - L’arco della vita: coscienza e valore del tempo - Nell’evento trascendo l’evento - Vita inerziale e potenzialità latenti - Non c’è l’«altro» senza l’«oltre» - Parabole pedagogiche novecentesche - «L’uomo, appena nato, è già abbastanza vecchio per morire» - L’uomo del nichilismo e il riscatto del Dio «debole» e «sofferente» - I prerequisiti del ritorno della persona - L’educazione come esperienza trascendentale - Il vanificarsi dell’educazione sul piano delle cose del mondo - Nel «caos» con un forte «logos» – Conclusioni.

La Pedagogia, nonostante crisi, cadute e riprese, fin dai propri esordi socratici, dapprima in modo implicito e, da Comenio in poi, in forme esplicite ed epistemologicamente sempre più autonome, ha cercato di salvare un proprio oggetto formale dai condizionamenti mondani e dai travisamenti culturali verificatisi periodicamente e coincidenti altresì con non pochi tentativi di negazione del valore e della dignità dell’uomo. La Pedagogia ha un suo posto nella storia del pensiero umano e richede costantemente a se stessa coerenza e continuità. Il rischio nel presente può essere costituito dalla frammentazione a dismisura del sapere pedagogico e da una nuova diaspora di intenzioni non epistemologicamente fondate dei saperi pedagogici settoriali alla deriva e ormai in estrema difficoltà a recuperare il nucleo unitario-giustificativo e diversificante del discorso intorno all’educazione. Un fatto appare con sempre maggiore chiarezza: non tanto la crisi delle teorie classiche sull’educazione, bensì l’impossibilità, nel presente, di elaborare «teorie» a prescindere da una ragione desta e forte sui grandi temi dell’uomo e dell’universo individuale e planetario, costituiranno il banco di prova per il futuro. In una cultura più informativa che formativa occorre riflettere sugli effetti del vanificarsi dell’attenzione all’educazione: vanificarsi come esito di scarso impegno e di inadeguate intenzioni interpretative, esito quali irreversibile di un disincanto su ciò che fino ad oggi si è inteso per «dovere di educare». Questo sforzo, in prospettiva di un nuovo impegno dell’uomo nella libertà, nella responsabilità e nella rielaborazione educativa più puntuale dei costitutivi axiologici su cui poggia la comunicazione interpersonale, non dovrebbe prescindere dall’educazione al fatto che le porte dell’animo umano non si aprono che dal di dentro, nell’ascolto costante dell’appello alla storicità.

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