| Guglielmo Barucci I
Segni e la Storia |
| SOMMARIO: Introduzione - I. «Io ho deliberato». Valore programmatico e referenziale del proemio II. «I prìncipi medesimi». La costruzione del personaggio: 1. Il ritratto post mortem - 2. La descrizione della morte come ritratto indiretto - 3. Il ritratto di Carlo VIII - 4. La paradossalità: Leone X - 5. Il ritratto parallelo tra Leone X e Clemente VII - 6. La paradossalità: Alessandro VI - 7. Gli exitus e lo schema annalistico III. «O errori vani o le cupidità presenti». Strumenti conoscitivi e interpretativi: 1. La tecnica dell'insinuazione, o innuendo - 2. Ironia - 3. Aforismi IV. «I consigli male misurati». Impiego strutturale delle orazioni V. «Le cose accadute». Rappresentazione e semantica dell'evento storico Riferimenti bibliografici. La Storia d'Italia di Guicciardini costituisce un momento di svolta della nuova storiografia rinascimentale, in cui si codificano gli statuti del pensiero politico e storico moderno. Nondimeno, imprescindibili restano in essa i modelli classici così come la teorizzazione umanistica; Guicciardini si trova così di fronte al compito di innervare le forme classiche con la nuova elaborazione storiografica e il nuovo contesto storico. In questo studio si presta particolare attenzione agli elementi tacitiani presenti nell'opera principale di Guicciardini: già il proemio si ricollega con evidenza alla matrice sallustiano-tacitiana, e così molti dei personaggi guicciardiniani risentono dell'aspra e pessimistica analisi psicologica delle figure tacitiane, che lascia tracce nelle tecniche di indagine, quali le varie forme di allusione, o innuendo, e di ironia, i ritratti fisici, i ritratti paralleli, piuttosto che nelle tipologie, quali quelle del personaggio paradossale. Parimente il timbro narrativo risente di alcuni motivi dell'uso tacitiano delle orazioni e della disposizione in luoghi strategicamente determinanti di episodi ed elementi desunti da Historiae e Annales. Si sedimenta così contemporaneamente sulle pagine guicciardiniane, come su un palinsesto, una memoria tacitiana destinata a riemergere alla coscienza del lettore, indotto a rivivere, nel tracollo della libertà italiana, le ragioni che condussero alla decadenza morale e politica dell'impero romano. Guglielmo Barucci (Milano, 1973), (Milano, 1973) ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Storia della lingua e della letteratura italiana presso l'Università degli Studi di Milano ed è attualmente titolare di un assegno di ricerca presso l'Università degli Studi di Parma. Si occupa di storiografia, lirica ed epistolografia rinascimentali. |
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