| SOMMARIO:
Premessa storico-critica - Edizione sinottica del
libretto francese e italiano - Edizione della partitura monzese - Appendice I:
Facsimile del libretto italiano - Appendice II: Facsimile dell'ouverture per cembalo.
Ladattamento italiano di Nina ou La folle par
amour celebre opéra-comique francese di Nicolas Dalayrac
(libretto di Marsollier des Vivetières), rappresentato a Parigi nel 1786
si colloca nel panorama di fine Settecento quale punto di svolta degli
indirizzi che svilupperà il melodramma dal secolo successivo. Linnesto
di un genere tipicamente francese sugli usi operistici italiani, seppur dichiaratamente
sperimentale, mette in luce le diversità dapproccio nazionali
che, per i contenuti e per la fattura compositiva, meglio rivelano le strategie
drammaturgiche di quegli anni. Tradotta in italiano per il Teatro Arciducale di
Monza da Giuseppe Carpani nellautunno 1788 e ripresa alla Canobiana di Milano
nel 1789, lopera ebbe straordinario successo anche in Italia. La soluzione
francese di conservare lalternanza tra parti recitate e parti cantate
davvero insolita per la «terra del bel canto» venne significativamente
ribadita anche nella seconda versione in due atti, approntata da Paisiello per
il Teatro dei Fiorentini di Napoli nel 1790. Ladattamento di Giuseppe Carpani
si inserisce in un progetto di grande portata, intrapreso con coraggio al Teatro
Arciducale di Monza, che sceglie dimportare in Italia alcuni opéras-comiques
francesi di particolare forza drammatica ed impatto scenico. Il primo titolo di
questo tipo ad essere proposto fu Richard Coeur-de-Lion di Grétry
(1784), inscenato nellautunno del 1787, uno degli incunaboli insieme
a Nina, che seguì lanno successivo del romanticismo
operistico. Nel libretto del Riccardo la cui versione italiana è
perduta il traduttore afferma claris verbis di approvare luso
francese che introduce «la declamazione naturale» (grazie alla quale
«si concilia meglio lattenzione, e si dispongono gli animi a ricevere
con maggior sentimento i rapidi squarci di musica qua e là dalla passione
opportunamente condotti») al posto dello «spesso monotono e noioso
recitativo». Carpani si rivela quindi consapevole del carattere sperimentale
e per certi versi militante della sua operazione.
La restituzione
della partitura qui proposta si giova dalla copia manoscritta della Biblioteca
Estense di Modena (Mus. E 321) e cosa rara delle parti vocali e
strumentali (Mus. E 1680) redatte per la rappresentazione monzese del 1788. Tale
prezioso corpus, pressoché completo, è stato confrontato con la
partitura francese di Dalayrac (stampata a Parigi nel 1786) e con altre parti
diverse rintracciate in altre collezioni. Il vasto materiale dorchestra
che sta alla base di questa edizione ha permesso inoltre di indagare aspetti specifici
di prassi esecutiva propri del sistema produttivo monzese e più in generale
legati agli usi consolidati dellorchestra operistica di fine Settecento. Davide
Daolmi (Milano 1966) insegna Storia della musica medioevale e rinascimentale
allUniversità degli Studi di Milano. Si è addottorato a Roma
con una tesi sui drammi di cappa e spada attribuiti a Giulio Rospigliosi (papa
Clemente IX). Ha pubblicato Le origini dellopera a Milano. 1589-1649 (Turnhout
1998), e Don Nicola Vicentino arcimusico a Milano (Lucca 1999). |