Alessandra Preda

Ilarità e tristezza
Percorsi francesi del «Candelaio»
di Giordano Bruno
(1582-1665)


Collana: «Il Filarete. Pubblicazioni della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano» 250
16 x 23,5 cm – pagg. 346 – 2007 – € 31,00
ISBN 978-88-7916-364-4

 

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SOMMARIO: 1. A guisa di introduzione. Antinomie nella Francia del primo Seicento - 2. Il Candelaio a Parigi.Traduzioni di una comicità illuminante - 3. Dall'ombra del cabinet alla ribalta di scene e racconti.Cyrano, La Fontaine e gli altri - Conclusioni - Appendice. Edizione critica del manoscritto francese Candelaio (Ms. fr. n.a. 2879, BNF) - Riferimenti Bibliografici - Indice dei nomi.

L’edizione parigina del Candelaio (1582) segna l’inizio della storia francese della commedia che Giordano Bruno pubblica, «in questo paese ove mi trovo». Delineare la fisionomia dei suoi primi lettori d’Oltralpe, anche in relazione al successo di una coeva produzione italiana in Francia, è il punto di partenza di un libro che raccoglie in più percorsi le tracce sparse del Candelaio, dalla Parigi dell’esilio bruniano alla seconda metà del Seicento francese. La commedia è presente nell’ambito di biblioteche e collezioni private ed è oggetto di diverse e anonime traduzioni: i primi frammentari tentativi rivelano, già alla fine del Cinquecento, il grande interesse linguistico che la cultura francese riconosce al testo di Bruno; un interesse che si dilata, poi, nell’ambito di un dibattito più ampio di carattere estetico-filosofico e che stabilisce inediti rapporti tra la commedia del ‘fastidito’ e la produzione clandestina di alcuni cenacoli francesi fortemente antiaccademici. Audace modello di rottura e sovversione, stimolo di modernità linguistica e speculativa, il Candelaio diventa, in epoca barocca, uno spettacolo da riportare in scena e, riadattato, contribuisce all’affermazione teatrale dei Modernes: le strategie di rielaborazione trasformano la pièce in una commedia di successo, dissimulando le istanze libertine che la caratterizzano e che costituiscono, in verità, la ragione più profonda della sua fortuna francese. Con Cyrano de Bergerac, negli anni Cinquanta del Seicento, il Candelaio torna a essere un modello di dissonanza strutturale oltre che tematica, una lezione di scomposizione che rinnega dall’interno le certezze della commedia e irrigidisce tragicamente la comicità dei suoi protagonisti. Persiste nel tempo il registro ossimorico evocato nell’epigrafe, «in tristitia hilaris, in hilaritate tristis»: Molière e La Fontaine, lettori raffinati del Candelaio, ne danno a loro volta originale testimonianza. In appendice, l’edizione critica del manoscritto Candelaio (Ms. fr. n.a. 2879 BnF), la prima traduzione francese della pièce di Giordano Bruno.

Alessandra Preda insegna Letteratura francese presso l’Università degli Studi di Milano. È autrice di studi sulla ricezione di autori del Cinquecento italiano nel teatro e nella poesia francese, tra il Rinascimento e l’Età barocca.

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